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Le Miniere

Le Miniere

Galleria con centine

Il territorio del Comune di Silius, costituito da rocce metamorfiche prevalentemente scistose, si è formato nel Paleozoico, quando è stato interessato sia dalle eruzioni vulcaniche relative al ciclo caledoniano che dai sommovimenti dell’orogenesi ercinica. Sono relativi al Cambrico gli affioramenti formati da alternanze di arenarie, limoscisti e argilloscisti, (si tratta per lo più di rocce sedimentarie contenenti fossili in buono stato di conservazione). All’Ordoviciano si fanno risalire gli affioramenti relativi alle eruzioni vulcaniche relative al ciclo caledoniano, al Carbonifero i porfiroidi. Presenti anche formazioni scistose con intercanalazioni di lenti calcaree nere relative al silurico. 

Questi strati di antichi frammenti vulcanici frammisti a sedimentazioni marine ripiegate e metamorfosate a seguito degli imponenti movimenti tettonici della orogenesi ercinica sono attraversati da intercalazioni mineralizzati del tardo Paleozoico che hanno dato origine a importanti giacimenti di fluorite, barite e galena, oggi uniche in Sardegna e fra le più importanti in Europa.

L’antica storia geologica del territorio del Comune di Silìus si esprime negli splendidi, e a volte grossi, cristalli di fluorite (rosa, verde chiaro, blu), di barite (rosa, gialla), di galena e di calcite trovati in più siti. Le prime ricerche minerarie risalgono al 1871, ma il primo permesso d’attività è del 1907 per l’estrazione di antimonio e rame. Al 1916-17 risalgono le attività di ricerca di galena nella zona di Su Spinosu e di Ortu. Ma è nel 1954, con la Spa “Mineraria Silius” di Genova, in seguito con la “Mineraria Ichnusa” Spa nel 1963, che si ha l’estrazione di questi minerali nei siti di Muscadroxiu e di Gennas Tres Montis, che attualmente costituiscono un unico complesso minerario. Negli anni ’70-’80 la situazione favorevole del mercato della fluorite permise al Comune di Silius di raggiungere livelli occupazionali e produttivi ragguardevoli, con picchi di quasi 600 dipendenti e con un’estrazione di oltre 450.000 tonn. di tout venant, il materiale grezzo da cui viene estratta la fluorite. Alla fine degli anni Ottanta la messa al bando dei così detti Cfc (cloro-fluoro-carburi), meglio conosciuti come gas propellenti, determinò una forte crisi nell’industria chimica legata alla produzione di floruri (in particolare l’acido fluoridrico), per cui anche la miniera di Silìus entrò in crisi.

Solo nel 1995 fu sfatato il legame fra fluoro e danno all’ozono. A questo punto, la richiesta della fluorite estratta (38% sul tout-venant) imboccò un periodo positivo, in quanto divenne un minerale strategico per l’Europa. Dal 1992, però, a seguito di grossi problemi economici, le miniere passarono alla “Nuova Mineraria Silius” Spa, società a partecipazione regionale per l’80% e per il 20% della “Minmet Financing Company”. Vennero riqualificati gli impianti dei sistemi di meccanizzazione della miniera, optando per l’utilizzo di macchine elettroidrauliche e per la sua completa elettrificazione.

Nel 1996 quote di partecipazione della Minmet furono cedute e il capitale sociale venne ripartito tra Regione Sarda 97,5 %, Minmet 1,4%, “Fluorsid” Spa 1,1%. Nel 1997 la Regione trasferì il proprio pacchetto azionario all’Emsa (Ente minerario sardo, anch’esso controllato dalla Regione). Nel tempo, lo sfruttamento della miniera diveniva meno conveniente. Nel 2001 la società produceva 110.000 tonn. di tout venant. Nel 2003 si chiudeva la liquidazione dell’Emsa e il pacchetto azionario tornava alla Regione. Il 28 luglio 2006 la società “Nuova Mineraria Silius” fu posta in liquidazione. Nel 2007 iniziò l’occupazione dei pozzi minerari da parte dei 121 dipendenti della “Fluorite di Silius” Spa (sorta dalle ceneri della “Nuova Mineraria”) che chiedevano il rinnovo del contratto di lavoro e l’assunzione a tempo indeterminato. La concessione mineraria si sviluppa per una superficie di 773 ha. Il giacimento, formato dall’associazione di fluorite-barite-quarzo-calcite con solfuri di Pb, Zn, Ag e Cu, veniva coltivato con il vecchio sistema del pozzo verticale, denominato San Gabriele, che taglia i vari livelli. La galleria di base per le operazioni di convogliamento, carreggio e frantumazione primaria del minerale è al livello 200 (450 m sotto la superficie). Per raggiungere il giacimento filoniano venivano utilizzati quattro pozzi di estrazione che procedendo da NE a SO erano: il Pozzo Gtm per il transito del personale, il Pozzo centrale di estrazione, il Pozzo Skaba, così chiamato in ricordo dell’ing. Henry Skaba deceduto in miniera nel marzo del 2001, per il transito del personale, e il Pozzo S’Acqua Frida per l’approvvigionamento dei mezzi. Gli stessi pozzi, assieme al fornello di Perucci, venivano utilizzati per la ventilazione dei cantieri sotterranei. Il villaggio della miniera è composto, per la maggior parte, da case prefabbricate in legno e lamiera che ospitano una squadra di minatori polacchi addetti alla manutenzione degli impianti, gli unici attualmente attivi, perché i lavori estrattivi sono fermi, mentre i minatori ancora in attività si occupano ad oggi del mantenimento in sicurezza dei pozzi, in attesa e previsione di una ripresa dell'attività estrattiva.